Le #parole che non vi ho detto

Credo nella forza delle parole.Le parole hanno cambiato il mondo. Sono la forma del pensiero.Il corpo con cui l’idea muove, crea, regala la vita e la toglie.Le parole sono carne e sangue; fuoco che divampa e brucia; ghiaccio che ustiona;acqua che travolge. Le parole sono la rivoluzione dimenticata. Quella che leggevamo su carta e che altri hanno fatto per noi prima di noi. La stessa per cui altrove oggi la verità ancora muore di censura e anche della nostra indifferenza. Rivoluzione,cambiamento,  parole stuprate a sangue urlate in spot asettici come stanze di ospedale. Inchiodate all’autocelebrazione di un io protagonista e sempre presente .Credete davvero che il cambiamento sia possibile in 140 caratteri buttati li per esserci? Siete certi non ci si debba sporcare le mani e pagare un prezzo perchè avvenga? O semplicemente pensate che la differenza tra voi, la faccia il numero di followers o quanti pochi ne seguite? Abbiamo tra le mani un mezzo potentissimo ma di  democratico ha solo il click. Per il resto siamo carne da macello già morta. Ebeti e beati ci culliamo nel trend del momento, ad uso e consumo di chi, di noi, fa banalissima statistica ed improbabili sondaggi politici. Ma siamo qui per divertirci giusto? E allora sia.Sesso  divertentismo e trullallero trullallà.Click.Padroni del mondo. Ma… ricordamoci di spegnere il cervello, altrimenti la magia di sentirci” liberi e puliti” allo stesso tempo svanisce e ci si ritrova noi quelli spenti dentro.

Annunci

Parole di #me da “Il nome delle viole”II

II

IL SANTO

Il Santo dormiva poche ore per notte e quando non dormiva , si sprofondava nella sua lounge Chair and Ottoman e ascoltava musica classica. Quella mattina, le note della Sinfonia numero 40 in G minore di Mozart si diffondevano nella grande villa sulle colline del lago Trasimeno. Nel grande spazio giorno il total white indulgeva qua e là al colore: rosso per le poltroncine in pelle di Charles Limbert, nero per le sedie Walter Grophius del grande tavolo in cristallo e acciaio, grigio antracite per il trittico dell’ artista newyorkese Gingo Sparke. Nel patio con giardino interno un debole raggio di sole tentava di fare capolino tra le fitte foglie dell’ulivo secolare e per un frangente illuminò quello che sembrava un filo trasparente; Il santo si alzò, aprì la grande porta scorrevole e avvicinatosi a quella che chiamava la creatura tolse delicatamente la ragnatela. L’ulivo era la pianta che più di ogni altra sottolineava la grandezza delle forze della natura. Nel suo tronco contorto millenni di storia a testimonianza di leggi indipendenti dalla volontà umana e allo stesso tempo ad essa legate indissolubilmente.L’inesorablità del tempo e la caducità della vita non intaccavano quell’essere silenzioso bensì lo rafforzavano rendendolo unico ed irripetibile.Il Santo era un perfezionista e un solitario. Lo era sempre stato. Sin da bambino. Orfano dalla nascita era cresciuto in un collegio. Di quel periodo ricordava le grandi camerate , le coperte di lana grezza che in inverno mettevano sui letti, il pavimento lucido dei corridoi e quell’odore di oggetti di cancelleria che aleggiava nelle grandi stanze misto al caldo delle grandi stufe. Dei suoi compagni di gioco ricordava meno. Li aveva avuti come tutti i bambini ma non aveva mai instaurato rapporti stretti con loro, se non quelli imposti dalla vita comune e dalla convivenza. In particolare però di uno aveva un ricordo preciso: era piccolo e magro, sempre sorridente non ne ricordava il nome ma aveva ben chiara l’immagine di loro due insieme che durante una gita al lago, allontanatisi dal gruppo erano arrivati sulla collina davanti a quella grande villa che bianca come la neve si ergeva solitaria ed improvvisa nel verde; in sua difesa il grande cancello che, come un immobile guardiano svettava verso il cielo di agosto quasi come un monito. Se ne stava lì, fermo riempiendosene gli occhi mentre la voce del suo compagno di avventura lo chiamava mentre già a correva giu’ per il sentiero : “dai muoviti ci stanno chiamando..”- Solo, davanti a quel cancello comprese la differenza tra l’avere e l’essere e che lo spazio nel mezzo era cio’ faceva la differenza. Scendendo si voltò ancora una volta e decise che quello un giorno sarebbe stato il suo regno. A detta dell’opinione mortalmente comune il Santo aveva avuto un’Infanzia difficile, in realtà lui , non ne aveva mai sofferto: era arrivato così sulla terra, nudo e vergine nella sua totale assenza di legami, pronto ad un destino unico irripetibile e per questo ligio ad un suo dovere inconscio di totale devozione a se stesso. Lo squillo del telefono interruppe il corso dei suoi pensieri persi in quella melodia trascendentale . Non rispose lasciò che la segreteria lo facesse per lui..-Salve , sono s. avrei bisogno urgente di parlare con lei. E’ davvero importante. .Mi richiami appena possibile ” -Quando il Santo riconobbe la voce della giovane donna per un attimo i suoi occhi neri si strinsero quasi a volerne mettere a fuoco il volto mentre parlava . Si alzò e terminata la registrazione compose un numero ; “Abbiamo un problema. E tu sai che io odio i problemi. Ti voglio qui subito”-Interruppe la comunicazione senza nemmeno dare il tempo al suo interlocutore di replicare. Il Santo guardò fuori dalla grande vetrata; pioveva e una leggera foschia se ne stava sospesa sul lago liscio come cellophane di quella domenica di settembre. Il Santo si accese una sigaretta e sulle note del dies irae si sprofondò nella sua poltrona preferita.; lui, se c’era un problema non cercava una soluzione semplicemente eliminava il problema.

#parole di #me Da “Il Nome delle viole”

UNA SPLENDIDA GIORNATA

Quella mattina s. aprì gli occhi sulle note di “una splendida giornata” di Vasco; un grande 7.00 luminoso lampeggiava sul display della radiosveglia arancione; il rubinetto della cucina perdeva come sempre e la solita macchina del vicino, aspettava a motore acceso che, il suo proprietario gettasse la spazzatura; il tonfo sordo nel cassonetto seguito da quello della portiera la tirarono fuori dal tepore ovattato del sonno . Con un gesto definitivo spense la radiosveglia , abbandonò la sicurezza avvolgente del piumino e sfilandosi il pigiama si avviò verso il bagno . Il getto d’acqua tiepida della doccia la risvegliò completamente dal torpore notturno. Una manciata di minuti più tardi era seduta nel cucinino; l’aroma del caffè ci mise un attimo ad invadere il piccolo appartamento: pochi metri quadrati , confortevoli e più che sufficienti per lei. La sua vita di studentessa non richiedeva molto spazio: giusto lo stretto necessario. Una pioggerellina leggera ma insistente batteva sul vetro del lucernaio ; i piatti della sera prima accatastati nel lavandino e il posacenere pieno di mozziconi le provocavano un profondo malessere; distolse lo sguardo da quelle macerie e desiderò più di ogni altra cosa di essere lontana da lì. Pensò alla sua casa, a sua madre e a suo padre , al profumo del pane fatto in casa quando lei arrivava , a quello della sansa che in quel periodo di campagna olearia sicuramente si sentiva ovunque per le strade e poi alla terra, quella terra che scendendo in treno diventava sempre più incredibilmente rossa. Persa nei suoi pensieri strinse a due mani la tazza di caffè, percependone il tepore. Il vibracall del suo cellulare , la riportò di colpo a 600 km di distanza dal suo paese, rigettandola in quel mini appartamento . Sul display la scritta anonimo non lasciava dubbi. Con un gesto di rabbia respinse la chiamata. Aveva bisogno di sentire una voce conosciuta, qualcuno che la rassicurasse che tutto andava bene; al resto avrebbe pensato dopo. Compose il numero di sua sorella. Dopo un paio di squilli la voce di a. fece capolino :- “Ehilà ciao sorellina tutto bene? Come mai a quest‘ora?”-

In effetti lei era solita chiamare la sera -“Si tutto bene.. Così ..mi stavo bevendo il caffè e..” -Niente andava bene. .ma come avrebbe potuto spiegarle?

-“Sorellina ti devo lasciare ..ci possiamo sentire più tardi? Devo ancora fare la doccia e.. ti chiamo dopo..ok?”-

Ok.. Non ti preoccupare..e..”

La voce di a. si srotolò in un ciao sempre più disossato delle vocali, fino a scomparire in un clic. S. guardò fuori dalla finestra: il cielo grigio perla faceva presagire la comparsa di un debole sole autunnale ma la pioggia continuava a cadere ; s. si soffermò ad osservare le goccioline che rimbalzavano sul corrimano del balconcino; nel parcheggio sotto casa la signora del terzo piano, avvolta in un’elegante mantella in tinta con l’ombrello accompagnava la sua bambina a scuola. Sul tavolo il cellulare di riprese a vibrare. L’ansia le arrivò dritta in pancia come un pugno ; doveva prendere una decisione. Andò’ in camera e prese dalla borsa l’altro cellulare cercò il numero di telefono nella rubrica esitò un attimo e alla fine inoltrò la chiamata. La voce metallica della segreteria telefonica la invitava a lasciare un messaggio dopo il segnale acustico. _” Salve , sono s. avrei bisogno urgente di parlare con lei. E’ davvero importante. .Mi richiami appena possibile ”; Si guardò intorno : il disordine non era da lei ma avrebbe sistemato casa dopo; si infilò gli stivali , indossò’ il cappottino di lana cotta e si chiuse alle spalle la porta di casa. Dentro, il cellulare continuava inutilmente a vibrare. S. era su questa terra da 23 anni. 23 anni corrispondono all’incirca ad 8395giorni, cioè 201480 ore. S. non poteva immaginare che non sarebbe mai arrivata a 201504.

Il #derby della capitale, #Berlusconi e #expo2015 secondo me.

pinorgblog

Questo mio weekend trascorso in quel di Torino con tappa d’obbligo a Milano

mi ha permesso di fare delle riflessioni non di poco conto.

L’expo 2015 che avrebbe dovuto rappresentare l’eccellenza italiana al cospetto

del mondo intero si è rivelata una grande delusione almeno

per quello che riguarda la scelta degli sponsor, e francamente, vedere brand come Coca Cola e

Macdonald’s accostati al logo di questa esposizione mi lascia senza parole e annienta

la mia voglia di presenziare a questo evento.

Abbiamo tanti marchi di eccellenze nazionali e affidarsi alle solite multinazionali

non consentirà mai a questo paese di essere scevro da certi meccanismi di globalizzazione.

Altro motivo di riflessione nasce dalla presenza di Silvio Berlusconi nella puntata scorsa di Che tempo che fa

su rai 3.

Devo confessare tutta la mia ammirazione per questo uomo che  è dotato di una grande intelligenza ed abilità e mai nessuno

sarà in…

View original post 287 altre parole

#Salento La mia terra

La mia terra è rossa come il fuoco e dura.. Dura come le pietre delle sue torri, antiche guardiane dall’occhio rivolto a levante. Nelle forme  degli ulivi secolari ci leggi la sua storia e quella degli uomini e delle donne  che  l’hanno fatta : schiene ricurve, sudore, fatica e sangue, volti bruciati dal sole ed occhi che guardano lontano, con l’ “oltremare” che  sempre incombe . Nei suoi canti  il “Morso della Taranta” è eco di magie ancestrali; piedi gambe e corpi si muovono seguendo istinti lontani e indecifrabili  al ritmo ipnotico dei tamburelli. La mia terra è profumo di timo selvatico , roccia scoscesa a picco sul mare cobalto, è notti insonni di racconti di  pescatori, volti  bruciati dalla salsedine e  mani nodose. La mia terra è il #salento dei” tratturi”  stradine sconosciute di campagna che ti portano altrove ma sempre in qualche luogo; è sorrisi di gente semplice che ancora chiama il turista “forestiero” e gli da  del voi. La mia terra è sacra come la croce che le vecchine si fanno davanti alle chiese  e l’erba messa “tra due pietre” a monito degli intrusi. La mia terra non è solo cartoline e movida. La mia terra sono le mie radici, impastate a messapi, greci,  bizantini, turchi , normanni, romani.. La mia terra è ospitalità, rispetto,orgoglio e cultura. La mia terra  è insegnamento e legge incisa nel  cuore .

DSC03405

“Se nu te scerri mai de le radici ca teni rispetti pure chire de li paesi lontani” Sud Sound System

#Pirandello i #Social e Uno nessuno e centomila noi.

Che bello questo mondo virtuale dove le miserie e l’orrore non esistono! Tra la foto di un piatto  nouvelle cousine pescato su google un gattino tenerissimo e un paio di piedi con smalto nero (il fetish impazza) tutti, possiamo essere proiezione del nostro modello di cultura  intercambiabile,  costruirci la casetta della barby oppure ammantarci di mistero con nickname improbabili e citazionismi a pioggia dalle 3 di notte in poi . Immagino casalinghe in ciabatte armate di cellulare selfarsi tra un soffritto e le buste della spesa, mariti e compagni spalmati sul divano a frugare tra citazioni sul sesso e sull’amore, chattare all’impazzata  con ipotetiche star automatizzate in attesa della stellinatura, adolescenti nelle loro camerette che giocano a fare le donne con i loro IPhone  mentre i loro genitori, alla fine, fanno la stessa cosa da un’altra parte della casa.Che bello questo mondo di cuoricini emoticons e vip che si “concedono” alle masse, con bacini baciotti vi amo ti adoro e notte notte mandandole in brodo di giuggiole ! Da twitter a instagram la regola è postare postare postare . Interagire Interagire Interagire. Come in una assurda catena di S. Antonio a ciclo continuo immagini e parole finiscono in una sorta di tritacarne virtuale mischiandosi al punto da sembrare il clone di un unico modo di essere,sempre ed  ad ogni costo, protagonisti. Bello questo mondo virtuale si. Non impegna. Non ti carica di responsabilita’. Non chiede tu sia vero semmai il contrario. Nessun obbligo. Puoi essere quello che desideri quando lo desideri. Puoi cambiare pelle anche se sei nudo.Puoi scegliere la tua maschera e usare tutte le parole che vuoi senza il rischio di incontrare uno sguardo. Pirandello lo avrebbe amato. Uno nessuno centomila. Nessuna differenza. san valentino