Le #parole che non vi ho detto

Credo nella forza delle parole.Le parole hanno cambiato il mondo. Sono la forma del pensiero.Il corpo con cui l’idea muove, crea, regala la vita e la toglie.Le parole sono carne e sangue; fuoco che divampa e brucia; ghiaccio che ustiona;acqua che travolge. Le parole sono la rivoluzione dimenticata. Quella che leggevamo su carta e che altri hanno fatto per noi prima di noi. La stessa per cui altrove oggi la verità ancora muore di censura e anche della nostra indifferenza. Rivoluzione,cambiamento,  parole stuprate a sangue urlate in spot asettici come stanze di ospedale. Inchiodate all’autocelebrazione di un io protagonista e sempre presente .Credete davvero che il cambiamento sia possibile in 140 caratteri buttati li per esserci? Siete certi non ci si debba sporcare le mani e pagare un prezzo perchè avvenga? O semplicemente pensate che la differenza tra voi, la faccia il numero di followers o quanti pochi ne seguite? Abbiamo tra le mani un mezzo potentissimo ma di  democratico ha solo il click. Per il resto siamo carne da macello già morta. Ebeti e beati ci culliamo nel trend del momento, ad uso e consumo di chi, di noi, fa banalissima statistica ed improbabili sondaggi politici. Ma siamo qui per divertirci giusto? E allora sia.Sesso  divertentismo e trullallero trullallà.Click.Padroni del mondo. Ma… ricordamoci di spegnere il cervello, altrimenti la magia di sentirci” liberi e puliti” allo stesso tempo svanisce e ci si ritrova noi quelli spenti dentro.

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#Elezioni e altre storie.

Ci siamo. Il silenzio ci avvolge in un weekend piovoso e grigio. Dopo questa guerra sovra dosata che ci hanno sparato in vena, finalmente la tregua. Il coma. Il nirvana. Le visioni. Lucy in the sky with Diamond. LSD.

È la nostra Woodstock rossa; la chitarra di Hendrix frantumata e incendiata sul palco. “Il pagherete caro pagherete tutto” con tutti gli interessi degli anni 70. Quello che pacati giornalisti di oggi, come #PaoloMieli, #GadLerner macinavano nei salotti della lotta di classe intellettuale, mentre altri nelle piazze usavano spranghe e P38.

È la nostra Woodstock nera; quella dei “Canti assassini” di Massimo Morsello il “De Gregori nero” di ragazzini con Ray-Ban e stivaletto  pronti a menar le mani se indossavi   Eskimo e un paio di Clarks. Quella che personaggi pubblici di oggi, come #RobertoFiore e #GabrieleAdinolfi foraggiavano di princìpi duri e puri  mentre fuori si facevano stragi.

Sì ci siamo. È calato il silenzio dappertutto. E il tempo del raccoglimento interiore. O si fa l’Italia o si muore. Si muore di noia; di questi anni senza rumore; di  Grande Bellezza  e di piazze mute; di coscienze a posto e di  mani ripulite; di lotte sociali sul divano di casa; di impegno politico in un click; di buoni e cattivi; di fascisti e antifascisti; di Bella Ciao cantata a cazzo; di cazzi puri e giuramenti sul vangelo; di comici pentiti; di ribollite toscane rivisitate; di vecchie puttane che la sanno lunga; di sepolcri imbiancati e pezze a colori; di morti in mare, di morti di periferia e riti vodoo ; di belle bandiere e  schiuma alla bocca.

Sì. Ci siamo. Lunedì ci sveglieremo in un paese diverso: avremo vinto i  #fascismi con l’abito della prima comunione oppure abbattuto gli #antifascismi in giacca e cravatta. Dentro alle crepe degli anni di piombo nasceranno fiori placcati in oro. Sarà la rivoluzione di tutti e noi potremo continuare a parlare di gatti, cani, scarpe, calcio ,cazzi, culi. Saremo delle persone migliori. Torneremo a salvare il mondo da fame, guerre, invasioni. Manderemo cartoline da Parigi, Londra, New York. Ameremo i nostri mariti e le  nostre mogli il weekend; i nostri amanti il lunedì e il mercoledì.  Giocheremo all’invia a tutti per vedere chi risponde per primo su FB IG e Twitter. Scriveremo dei nostri figli chiamandoli cinquenni e quattrenni.  Metteremo un emoticon triste sotto ad ogni disgrazia; uno allegro sotto ogni cosa bella e andremo a letto felici e contenti.

In fondo che importa dove siamo stati per tutto questo tempo? Abbiamo schivato la guerra civile, purghe e pericolosissimi agguati di piazza, i sovversivi rossi  neri, indaco,   colpi di stato, la terza guerra mondiale insomma. Ora siamo salvi. Da cosa non lo abbiamo capito. Ma cosi’ ci hanno spiegato e noi, ancora una volta, la lezione l’abbiamo imparata.

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Il mondo è di chi nasce per conquistarlo

Testi pensanti

Il mondo è di chi nasce per conquistarlo
e non di chi sogna di poterlo conquistare, anche se ha ragione.
Ho sognato di più di quanto Napoleone abbia realizzato.
Ho stretto al petto ipotetico più umanità di Cristo.
Ho creato in segreto filosofie che nessun Kant ha scritto.
Ma sono, e forse sarò sempre, quello della mansarda,
anche se non ci abito;
sarò sempre quello che non è nato per questo;
sarò sempre soltanto quello che possedeva delle qualità;
sarò sempre quello che ha atteso che gli aprissero la porta davanti a una parete senza porta,
e ha cantato la canzone dell’Infinito in un pollaio,
e sentito la voce di Dio in un pozzo chiuso.

(Fernando Pessoa)

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“Puoi non assaggiare…” #parole

 

Tra il male minore e quello peggiore, scelgo quello che non conosco. Si disse. Guardava il mare da dentro. Non le importava di darsi una ragione in quell’oggi morbido di neve .

Era un giorno uguale agli altri . Di quelli che cammini sul mondo, respiri a pieni polmoni, e non cogli fiori di plastica. Vuoi quelli “urlanti“. Danzi sui tuoi passi .

“.Strategie” N. 1

Cielo di latte. “Bianco calore sfondami il cuore…” E ad ogni nota impastava Blu cobalto e terra rossa.

Pensieri diluiti. Acqua. Il rumore dell’acqua. Tenace. La pensierosa indifferenza di tutto quel mondo fuori da li . Dentro al recinto.

La sottile linea bianca” N. 2

Aria. “E adesso non c’è niente al mondo…” Parlami. Parla. Mi. E’ la Terza nota. Nota bene. Nota bene quanti giri su stesso fa il mondo mentre si scivola su un sorriso che esplode per niente.

Per un cane nero che ti annusa scodinzola, ti saltella intorno. Corre via e si fagocita di felicità. Se avesse avuto il dono della parola lei non lo avrebbe capito. Non si sarebbero nemmeno incrociati.

“La prima volta” N. 3

Sole. Lei ci camminava sempre dentro. Lo apriva come un arancia matura e rossa. Stai attenta che Ognuno è la sua preghiera pensava. E intanto il cielo veniva giù.

A lei non interessava. Facesse quel che voleva il cielo.

“Apriti Cielo” N. 4

“Rimbomba l’odore dell’onda?”

Apnea. Senza numero.

Non importa. Sorrise e come uno schiocco di dita cominciò la corsa.

“Nothing else Matters” N. 6

 

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“Come aria in vena…” #parole

Le parole devono respirare. Senza respiro, soffocano. Una lenta agonia dentro a cemento armato che non lascia spazio. I Pensieri, imprigionati dentro alle crepe taglienti del dubbio, sanguinano ad ogni movimento; come prede ferite cercano una via di fuga ; inferociti si divorano l’uno con l’altro. Si rassegnano. Allora le parole, tendono i muscoli in cerca di ossigeno; un fascio di nervi di soli occhi e denti. Quelle di carne viva, come giganti di pietra immobili in un estenuante gioco forza, spingono in quelle crepe. Le ferite dei tagli cicatrizzano, si ispessiscono; segni di combattimento; medaglie di acciaio a lama. Le crepe, cominciano a consumarsi, cedono; si sbriciolano, perdono terreno. Al loro fianco, pensieri lucidi come specchi, avanzano su un terreno di macerie; calpestano statue di sale figlie del dubbio e colgono teste di indifferenza come fossero fiori. Pensieri e parole si aprono la strada “con i loro passi.”Come bestie feroci che respirano per la prima volta, vestono la pelle fragile e forte del silenzio imposto; quella del non detto; quello subìto per aver creduto. Con il cuore che batte forte e la calma dei predatori, affondano i denti fino dentro al cuore di plastica dei muti di coraggio. E alla fine, pieni di tenerezza per quei gusci che credevano corazze, sorridono liberi. Per ogni ferita inflitta con superficiale indifferenza, ringraziano un dio qualunque per non essere mai diventati come loro e di avere la forza di essere le parole che dicono. Per sempre invincibili e senza arroganza. Ditelo. Ditelo sempre. A parole vostre. Ma ascoltate le #parole prima. Sudatevele dentro.

I sempre lucidi e a posto #riflessioni

Ho sempre guardato con grande curiosità chi non cade mai, i sempre lucidi e a posto, quelli che  sono sempre presenti a loro stessi e non si deludono mai. Ho provato a sbirciare nei loro mondi sfavillanti, luoghi  arredati dal migliori designer esistenziale, sempre perfetti , dove nulla è fuori posto, tranne chi li visita per la prima volta e ne resta abbagliato. Sono tipi interessanti i sempre lucidi e a posto; si muovono con precisione a gesti misuratissimi, per mantenere le distanze; cosi’ che quando le accorciano sembrino concessioni. Niente di quel che fanno è affidato al caso. E’ tutto  ragionato all’ennesima potenza. Un calcolo preciso e netto come le loro vite, i loro compagni, le loro amicizie, i loro interessi. I sempre lucidi e a posto a volte fanno grandi rinunce per avere quello che hanno. In genere cancellano quello che sono stati . A volte se ne vergognano anche. Sanno che non c’è sorta di perdono per chi ha mangiato polvere prima, e quel poco che gli è restata addosso se la tolgono a colpi di tagli netti e dolorosi che fanno passare per dimenticanza e riservatezza. Ma solo per buona educazione appresa divorando nozioni in ambienti non loro.  Sono accumulatori del moderno sapere in pose plastiche, di quelli che professano il minimalismo dell’essere dopo aver scelto il salotto buono delle opportunità da sfruttare. Nel lavoro, nell’amore, nella famiglia ,nel sesso. Una volta ottenuto tutto Non si sudano niente, perché non è di classe in certi ambienti mostrare di saperlo fare; meglio restare nell’ambiguo bianco e nero del rampante punto, che mettere una virgola andare a capo e raccontare. Troppo fuorviante, poco in tendenza e soprattutto non è di moda. I sempre lucidi e a posto quando sono soli e sotto pressione spinta scelgono solo il facilmente distruttibile,  il quantificabile, il buono da far marcire . A loro piace credere di avere una naturale propensione al dominio. In genere danno sfogo ai loro impulsi nel lavoro o con occasionali amanti che scelgono con cura. Dai loro piedistalli segretissimi comandano guidano a volte umiliano per poi concedere. Ne godono in silenzio senza clamori e se lo raccontano è per pura gratificazione personale e soltanto a pochi intimi  . Mai per cattiveria solo perché cosi’ si fa in certi ambienti. Ma non sono dei mostri i sempre lucidi e a posto. Spesso sono solo  segnati  dal vivere vite non loro; perfette certo, ma cosi’ noiose e prive di vita da farli ammattire. A volte pensano anche come i bambini e in genere ci vanno d’accordo. A loro piace l’incoscienza che i bambini hanno. Ne amano la fantasia senza limiti e la libertà di pensiero. A volte rimpiangono di non essere riusciti a conservare qualcosa del bambino che sono stati. Hanno molti rimpianti : un vecchio cortile, gli amici del cuore, il primo amore, il bar dello sport, il mare la mattina presto, l’odore di certi corridoi, la semplicità; però li trasformano in immagini sbiadite del passato, da tirar fuori in occasioni speciali quando magari in certi posti  ci tornano e rivedono i vecchi amici  e allora pronunciano sorridenti promesse di un caffè tutti insieme come una volta, che sanno bene, non ci sarà mai . I sempre lucidi e a posto sono fragilissimi quando sono nudi nelle loro gabbie. Lo sono talmente tanto che della loro prigione  hanno la chiave; ma non sanno più  come usarla. Per questo provo per loro una infinita tenerezza e faccio finta di non vedere quello che c’è, dietro a tanta illusoria perfezione.

vademecum conservato del “se, allora”.

francesco iacovetti blog

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io sono l’espressione dell’egoismo di un gruppo. io sono la realtà, nell’interezza delle sue manifestazioni più squallide. io sono le deformità della dialettica e della retorica. “se…e allora?”. ma perchè, tu chi credi di essere? sei mio fratello, sei mia sorella, sei me e come me. oltre le linee tracciate, cerchiamo di spingerci in questa fila di vita che non porta a nulla. laviamo una coscienza sporca di aplomb col sapone della finta ingenuità e colpiamo più forte di prima. siamo preparati in monoporzioni con una forma regolare, come nello stampo per plumcake e recitiamo il salmo responsoriale per difenderci dal maligno con cui passeggiamo sottobraccio al fresco dell’ombra di un destino segnato. siamo delle cacche glassate al cioccolato fondente di invidia. La ricostruzione non c’è e non ci sarà perchè la parabola dell’involuzione è alla fine del suo percorso. una sana bomba termonucleare è in ogni nostro giardino di…

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Elogio degli Spazi vuoti

Forse è tempo di deporre le armi, di arrendersi all’evidenza di certi spazi vuoti. Loro nascono così. Siamo noi, che della loro presunta  inutilità ci facciamo un cruccio e a forza li vogliamo riempire . Concetti, teorie, amore, odio, libri,voci, baci , scarpe, cuore, pelle, oro, argento, oggetti, paesi,s trade, denaro, sorrisi, vestiti, mare, canzoni, vento, pensieri, corpi, respiri, storie, sesso, figli, madri, padri, amanti, cani, laghi, gatti, dolori, gioie, mani, carne, bocche, amicizie, petali, rami, terra, cielo, tuoni, metropoli, guerre, il mondo, l’universo, TUTTO. Il  concepibile, esistente, tangibile, deve entrare in quelle bolle vergini e silenziose e sfamarle. Non importa come. Dobbiamo moltiplicare, sommare, calcolare riempire; e più riempiamo, più le cose aumentano e allora premiamo per farcele stare e loro aderiscono l’una all’altra e si cementano stratificate in un’unica cosa, fatta di altre mille. Intanto il tempo passa. Lui Corre veloce, ci doppia,   torna al punto di partenza con noi dietro che arranchiamo nell’urgenza. Ma quale urgenza?  Allora stremati  proviamo a capire. Proviamo a girarcela tra le mani quella cosa perfettissima fatta di altre mille . La osserviamo. E’ viva di tutto, eppure pare morta. È piena eppure è vuota.   E allora ci  domandiamo- ‘Ma dove cazzo siamo stati noi davvero, mentre  il tempo ci stava svuotando ?  Dove?’- E non ci serve un ricalcola percorso per sapere dove mettere le mani.  Lo sappiamo da soli che per tornare a respirare dobbiamo farci a pezzi; e che è solo  in quello spazio,  disabitato da sempre e riempito mai , che possiamo farlo.